Nei giorni seguenti ho evitato con tutta me stessa di rispondere alle chiamate e ai messaggi. Tanto da mettere il numero nella lista nera , così che non mi squillasse più il telefono.
Da quel giorno John cominciò ad aspettarmi sotto il palazzo delle due bambine a cui facevo ripetizione, mi aspettava quando finivo di lavorare , tanto che per diversi giorni uscivo da porte secondarie ,, aspettavo ore prima di andare via , così da non dargli riferimenti precisi suoi miei orari.
Mentre vivevo questo incubo, c'era Dylan che era estremamente preoccupato per me , perchè anche lui aveva visto e sentito i litigi con John.
Grace che era ripartita con il suo futuro marito mi scriveva in continuazione per assicurarsi che andasse tutto bene. Spesso evitavo di darle i dettagli sulle chiamate, sui messaggi , sugli appostamenti , insomma evitavo di dirle tutti i particolari più preoccupanti, non aveva senso far preoccupar lei che era lontana e che aveva un matrimonio da organizzare.
Kyra era quella a cui raccontavo un pò di dettagli in più perchè riusciva sempre a tirarmi sù, dicendomi che sarebbe finita presto, prima o poi si sarebbe rassegnato. Ma dopo le prime tre settimane iniziai a sentire la sua preoccupazione crescere e iniziai ad evitare di dirle tutto.
Ancora una volta John mi stava tenendo lontana da tutti, ma loro non erano tutti , loro erano la mia famiglia acquisita. Io sempre pensato che l famiglia di nascita non la scegliamo, ma gli amici sono la famiglia che ci scegliamo, loro due con Stephany erano la mia famiglia e le stavo tenendo allo scuro di quasi tutto .
Stephany conosceva John e non si spiegava come fosse possibile che lui, proprio lui , avesse fatto una cosa simile. Non capiva come fosse possibile che non si rassegnasse nonostante i miei comportamenti. Non capiva come fosse possibile che ogni volta che mi incontrava, mai casualmente ma perchè mi aspettava fuori ai posti dove lavoravo, iniziasse chiedendomi scusa e finiva per gridarmi contro e mettermi paura. Lei sapeva tutto, le raccontavo tutto, avevo paura, avevamo paura.
Un pomeriggio uscii da lavoro, serena , sembrava passata la tempesta, sembrava finito l'incubo lo trovai seduto sulla panchina dove ero solita aspettare il pullman. Era lì pallido ed emaciato, ero preoccupata per lui, per la sua salute , appena mi vide mi disse
"Hey ti prego, non andare via, parliamo un attimo, ti posso accompagnare io a casa, senza che prendi il pullman".
Non finì quasi di parlare che gli dissi
"Vado via appena arriva il pullman, quindi dimmi tutto quello che hai da dire"
Avevo un mix di emozioni dentro di me, ero felice che dopo un mese mi pensasse ancora, avevo paura che potesse arrabbiarsi di nuovo, avevo paura di non riuscire a dirgli ancora di no ma soprattutto ero terrorizzata all'idea di entrare in auto con lui.
"Ok! Non ti trattengo troppo. Stai tranquilla non voglio fare nulla, voglio solo parlare. Io ti amo, lo so che non dovevo dirti che non voglio accompagnarti al matrimonio, lo so che ci tieni molto a loro due."
Mentre mi parlava il tono della sua voce si alzava , venendo verso di me, bloccandomi nell'angolo di plexiglass della pensilina del pullman. Pensilina che mi aveva sempre protetto dal freddo, la pioggia e il sole, or amai stava incastrando, iniziò a crescere la paura dentro me. Le lacrime scendevano veloci sulle guance e la paura aumentava. Lui non si rendeva conto di quello che era successo qualche sera prima in auto. Volevo gridare ma non riuscivo a parlare neppure con un filo di voce,
Continuò il suo monologo
"Piccola io voglio te , voglio stare con te, io ti amo! Sono risposto a convivere, lasciamo perdere le attese , non mi interessa più il matrimonio, se tu vuoi io faccio quello che preferisci. Te lo giuro ! L'altra sera mi sono un pò arrabbiato, ma stavo nervoso e me la sono presa con te, ma non lo faccio più, promesso! Però ora parlami , dai fatti abbracciare, posso?"
In quell'istante avrei voluto dirgli di tutto ma con un filo di voce tremante dissi
"No non voglio abbracci ne baci, da te non voglio nulla, non ti credo e mi fai paura quando fai così "
John riprese parola, cominciò sempre più ad alzare la voce
"Vedi, tu non apprezzi io sto qua , sto perdendo tempo che dovrei impiegare a lavorare e tu manco mi ascolti , dici la verità chi sa da quanto ti tenevi a qualcuno, e poi sto lavoro che hai iniziato ti ha dato alla testa ti senti la gran donna ora "
Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso, scoppiai in lacrime, non aveva capito nulla di me, ero stata sempre fedele nei suoi confronti gli altri per la strada manco li vedevo. Non avevo interesse a guardare altro, avevo lui e volevo lui soprattutto stavo bene con lui.
"ti sei fatto la tua idea , pensi che io abbia un altro da chi sa quanto a questo punto puoi andartene "
Fu l'unica cosa che riuscii a dire prima che cominciasse a gridare cose senza senso sbattendo i pugni contro il plexiglass. Avevo paura, ogni secondo di più ,sentivo la sua rabbia crescere, quando intravidi il pullman, mi divincolai e andai via .
Mai come quel giorno mi sentii al sicuro in un pullman , pieno di gente. tirai un sospiro di sollievo, mi asciugai le lacrime e mi stampai il mio solito sorriso sul viso, perchè nel pullamn poteva esserci qualcuno che mi conosceva.
Mandai un messaggio a Stephany
" piccola sei a casa? passo per un caffè o forse del vino o meglio una camomilla, poi ti spiego da vicino !"
Subito un enorme "SI TI ASPETTO " comparve sullo schermo del telefono.
Passai il pomeriggio a casa sua tra chiacchere e caffè ,mi ripresi , ero fiera di me! Avevo detto no, ci ero riuscita ancora, ci sarei dovuta riuscire per sempre! Lui doveva uscire dalla mia vita, volevo essere felice e padrona della mia vita.
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